Mondadori vince un’importante battaglia contro la pirateria digitale, con il supporto DcP

Decisione storica del Tribunale di Milano che sancisce un’importante vittoria per Mondadori contro la diffusione illecita di opere editoriali.

Con un’ordinanza emessa il 24 luglio 2017, Mondadori, con il supporto tecnico di DcP e assistita dallo Studio Previti, ha ottenuto un importante precedente che potrà avere un enorme impatto futuro sulla lotta alla pirateria digitale.

La sezione specializzata in materia di impresa del Tribunale di Milano ha infatti riconosciuto la reiterata messa a disposizione di opere di Mondadori non autorizzate da parte del sito “Dasolo”, stabilendo alcuni principi innovativi e imponendo ai soggetti coinvolti sanzioni e contromisure particolarmente importanti.

  • Il Giudice ha imposto ai provider italiani di bloccare l’accesso non solo al sito dasolo.online ma anche a ogni altro sito, presente e futuro, con nome a dominio dasolo e che offra lo stesso servizio. È inoltre stato imposto loro di adottare tutte le misure tecniche idonee per porre fine alle violazioni. Tali misure dovranno essere adottate entro 5 giorni dalla segnalazione da parte della ricorrente;
  • L’hosting provider che ospitava il sito dasolo, oltre a dover adempiere agli stessi obblighi dei fornitori di connettività, è stato condannato al pagamento delle spese legali;
  • Il Giudice ha fissato una penale di 5.000 euro per ogni giorno di ritardo nell’adempimento degli obblighi previsti dal provvedimento (sia per i fornitori di connettività che per l’hosting provider).

Luca Vespignani, Managing Director di DcP ha commentato la sentenza: “È una decisione importante che premia la volontà di Mondadori di vedere tutelati i proprio diritti. Dopo le numerose azioni di Mediaset e la recente sentenza DeltaTV / Youtube, questo provvedimento aggiunge un ulteriore tassello alla lotta dei titolari dei diritti per una maggiore responsabilizzazione degli intermediari online.
Il principio secondo il quale il mero cambiamento del nome a dominio non faccia scaturire una violazione diversa da quella per la quale i provider avevano già l’obbligo di attivarsi, segna un passaggio fondamentale nella lotta per la tutela online della proprietà intellettuale.”

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