Pirateria, la mafia dei ladri digitali che muove miliardi

Mentre Agosto declinava, l’Europa volgeva le sue attenzioni sull’ecosistema della pirateria e della cybersecurity.

Complice la nuova proposta di direttiva sul diritto d’autore – respinta a Luglio dopo una pesante campagna lobbistica dei big della Rete, sarà ripresentata all’Europarlamento il 12 Settembre – si è discusso a lungo del suo eventuale ruolo riequilibratore tra i rapporti di forza: “per consentire una sana tutela degli artisti e dei produttori, dovrebbe chiaramente comprendere le piattaforme UUC e ridefinire in maniera chiara e inequivocabile il loro regime di responsabilità”, commenta Luca VespignaniDcP Managing Director. In attesa della nuova riforma, tuttavia, vige ancora il principio dell’irresponsabilità degli operatori di internet e delle telecomunicazioni: sancito nel 2000 dalla direttiva sul commercio elettronico, decreta che questi soggetti non hanno il dovere di verificare il traffico delle informazioni sulle proprie infrastrutture.

Nel frattempo sull’Espresso è stato pubblicato un editoriale approfondito – firmato da Emanuele Coen e Fabio Macaluso – sulla pirateria digitale, definita “un flagello che colpisce duramente gli autori – scrittori, registi, musicisti – e l’industria della cultura”. Un business che in Italia vale almeno 6 miliardi di euro all’anno, quasi la metà del fatturato del traffico degli stupefacenti (che nel 2017 ha raggiunto quota 14 miliardi).

Dai contenuti musicali a quelli sportivi, passando per videogiochi, film e serie televisive, questa malavita organizzata del digitale sta dilagando dunque senza freno? Non proprio. L’attività di DcP a tutela del diritto d’autore, che nel 2017 vanta oltre 50 siti chiusi grazie al regolamento Agcom, centinaia di siti chiusi grazie alle procedure di N&TD e oltre 1 milioni di file rimossi, quest’anno ad esempio ha portato a segno una delle più importanti operazioni di tutela dei contenuti sul web degli ultimi tempi.
Si tratta della storica sentenza del Tribunale di Milano, che con l’ordinanza del 12/04/2018 ha imposto agli ISP di inibire l’accesso al sito  italiashare.info per impedire il download delle riviste del Gruppo Mondadori, in un’operazione che ha visto la collaborazione attiva di DcP e dell’avvocato Alessandro La Rosa dello studio Previti. La sentenza prevede l’inibizione anche per i futuri siti alias, cioè tutti quei siti riportanti la stessa violazione, sia con domini di primo livello (ad esempio da .net a .org) sia di secondo livello con nomi diversi.

In questa delicata fase di passaggio qual è, dunque, lo stato dell’attività di tutela della proprietà intellettuale?

“A prescindere dal voto finale sulla Direttiva Copyright, che potrebbe spostare pesantemente gli equilibri in un senso o nell’altro” – afferma Vespignani – “i segnali e i dati dell’attività di anti-pirateria della prima metà di quest’anno sono incoraggianti. I numeri crescono grazie all’implementazione di nuovi sistemi informatici che ci stanno consentendo di chiudere definitivamente il gap con i contraffattori, e oggi il cronico ritardo tecnologico nella lotta alla pirateria è nei fatti colmato. Sono decisamente positivi anche i segnali che vengono dalla giustizia: si moltiplicano le sentenze in favore dei titolari dei diritti e una linea di maggior responsabilizzazione delle piattaforme si affermando in maniera stabile”.

Così incede Settembre, nel migliore degli auspici.

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